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Prime Esperienze

IN ESTATE DAI NONNI (Prima parte)


di jeepster
14.04.2026    |    5.841    |    3 9.7
"In tavola uscì subito il settebello e il giovane se lo prese lesto con un altro sette..."
«Gianni, tua nonna è proprio una cuoca eccezionale!» esclamò Danilo dopo aver deglutito l’ultima forchettata di spaghetti. Quando alzò gli occhi dal suo piatto vide che il ragazzo che gli stava di fronte, ancora ne aveva un bel po’ nel suo.
«Ma com’è che tu ne hai mangiata così poca? Non ti piace per caso?»
«No, no, mi piace! Ma me ne hai messa così tanta» rispose Gianni.
«Ma che dici? Era la metà della mia!... la verità è che invece di mangiare stavi sempre a guardare me, l’ho notato, sai?»
«No, non è vero. È che io mangio lentamente e se qualche volta ti guardavo era perché vedevo che tu invece mangi veloce, mi facevi impressione» si giustificò il ragazzo.
«Vabbè, sbrigati a mangiarne un altro po’, così ti do due polpette con cui è stato fatto il sugo. Solo due però! Il resto ce le mangiamo stasera per cena» e senza aspettare la risposta si alzò per portare a tavola il tegame delle polpette.
Danilo aveva un terreno accanto a quello dei nonni di Gianni in un paese della provincia a nord di Roma; era un bell’uomo di 45 anni, alto, robusto, quasi pelato, con una folta barba e il petto villoso che s’intravedeva grazie alla canottiera che indossava, anche le gambe e le braccia erano ricoperte di peli. Il lavoro nei campi gli aveva forgiato dei bei muscoli ed erano quelli, che in realtà attiravano l’interesse del ragazzo.
«L’ho capito perché mi fissi continuamente» disse Danilo mentre poneva nel piatto del ragazzo una bella polpetta. A Gianni venne come un crampo allo stomaco ma si riprese subito quando l’altro aggiunse: «Speri anche tu di diventare robusto e muscoloso come me, vero?... Io lo sono diventato lavorando sempre in campagna ma tu puoi fare tanto esercizio fisico, in tanti modi: in palestra, a correre in giro, anche fare ginnastica a casa tua. Comunque hai appena cominciato lo sviluppo, è troppo presto per capire come sarai di costituzione, anche questo conta; però mi pare che hai già tutte le carte in regola per avere un bel fisichetto».
L’ammirazione di Gianni per Danilo era senz’altro dovuta al suo aspetto virile e alla sua forma smagliante, nonostante qualche chilo di troppo e una pancia prominente, tipica dell’età matura; tuttavia andava al di là di un fatto puramente estetico, visto le incontrollabili erezioni che aveva quando lo osservava lavorare a torso nudo per aiutare suo nonno Alceste, o quando, tutto sudato, andava a rinfrescarsi al pozzo e si gettava addosso qualche secchio d’acqua, con l’inevitabile effetto di far aderire sul bacino i vecchi e sbiaditi pantaloncini da atleta, mettendo così in risalto le sue natiche scolpite, nonché la notevole protuberanza che aveva tra le gambe, lasciando intuire una cospicua dotazione.
Stavano pranzando a casa di Danilo perché quel giorno i nonni erano dovuti andare nelle Marche al funerale di una cugina di sua nonna Domenica, la quale il giorno prima aveva cucinato delle polpette al sugo con cui i due avrebbero potuto fare pranzo e cena; l’avevano affidato a lui perché loro sarebbero tornati solo l’indomani in tarda mattinata.
Finito di mangiare, dopo aver riordinato in cucina, l’uomo disse: «Bene Gianni, io adesso vado di sopra a riposarmi un po’, tu se vuoi, puoi restare qua, magari accendi la radio, basta che non la metti a volume troppo alto… sennò se vuoi tornare a casa dei nonni, ci rivediamo a ora di cena»
«No, preferisco restare qua, adesso non mi va di camminare sotto al sole» rispose Gianni.
«Oh, se vuoi puoi fare un riposino anche tu, solo che dovrai farlo insieme a me: non ho un altro letto oltre al mio; quello che stava nella camera di mio figlio l’ho tolto quando ho deciso di usarla come ripostiglio». Gianni esitò un po’ prima di rispondere, non era sicuro di aver capito bene; questo era più di quanto avrebbe mai osato sperare; poi con convinzione rispose: «Va bene, lo faccio insieme a te»
«Ottimo, poi dopo giochiamo un po’ a carte, ci beviamo qualcosa e poi andiamo a fare una passeggiata giù al lago, sei d’accordo?»
«Sì, va bene» rispose Gianni annuendo.
«Allora dai, saliamo!».

I due raggiunsero la camera da letto arredata in modo piuttosto spartano, con mobili di legno in stile rurale antico: un letto matrimoniale con i comodini sui due lati, poi un grosso armadio, un comò con dei cassetti e infine due poltroncine ai piedi del letto. Era una stanza ampia, luminosa e tenuta ben pulita. Danilo andò a chiudere gli scuri della finestra, lasciando dei piccoli spiragli per evitare che si creasse un buio totale; quindi nella penombra si sfilò la canottiera e i calzoncini, ma visto che non indossava le mutande, prese lesto un paio di slip poggiati sul comodino e se l’infilò per non restare completamente nudo; dopodiché esortò Gianni a mettersi comodo a sua volta: «Togliti la maglietta, così starai più fresco… e puoi levarti anche i pantaloncini, tanto siamo tra maschi, non c’è da vergognarsi».
Anche stavolta Gianni esitò, ma non per la vergogna di spogliarsi, ma perché era rimasto come imbambolato dopo aver visto Danilo nudo, seppur per pochi attimi e voltato di spalle. L’uomo intanto si era già disteso sulla parte del letto vicino alla finestra, allora aggiunse: «Ehi, cosa fai lì impalato? Ti senti in imbarazzo?»
«No, no, ero soprappensiero» ribatté subito Gianni togliendosi la maglietta ma tenendo i pantaloncini di tela per nascondere l’eccitazione che già sentiva crescere tra le gambe. Per sicurezza si distese voltando le spalle a Danilo, e questi fece lo stesso. Calò il silenzio nella camera ma dopo alcuni minuti fu interrotto dal debole russare dell’uomo. Gianni non aveva alcuna voglia di dormire e a quel punto si voltò per osservare da vicino il corpo disteso accanto.
Notò che non c’erano peli sulle spalle o sulla schiena, se non a partire dalla parte più bassa; poi lo sguardo si concentrò sul contorno delle natiche, solo in parte coperte dagli slip, decisamente di una misura troppo piccola. Li aveva comprati quando pesava diversi chili di meno ma continuava ad indossarli perché non trovava mai il tempo e la voglia di andarsene a comprare dei nuovi. Anche i glutei, come pure le cosce possenti e i polpacci muscolosi erano ricoperti da una fitta peluria.
Dopo un po’ Danilo si mosse per cambiare posizione e allora Gianni chiuse istintivamente gli occhi per far finta di dormire, nel timore che quello lo sorprendesse a spiarlo.
L’uomo si mise supino, con le braccia lungo i fianchi e cominciò a russare più forte, allora il ragazzo riaprì gli occhi e con grande gioia scoprì che comunque la poca luce che filtrava nella stanza, consentiva di vedere con sufficiente chiarezza il corpo di Danilo. La sua attenzione però si fissò subito su un particolare: gli slip non ce la facevano a coprire completamente il grosso rigonfiamento all’altezza del pube, perciò si poteva intravedere la punta del pene che in quel momento era addirittura in erezione, con la cappella quasi completamente scoperta dal prepuzio, ed era visibile perfino il buchino dell’uretra da cui stava uscendo una gocciolina.
Un desiderio irrefrenabile di toccarlo s’impadronì di Gianni. Pensò che l’uomo dormiva così profondamente che non si sarebbe accorto di niente ma quando con la punta dell’indice sfiorò la parte scoperta e umida del glande, Danilo si mosse di nuovo e tornò a voltargli le spalle.
Il giovane fu subito assalito da un profondo senso d’angoscia: “Ma che si sarà accorto di quello che gli ho fatto? – pensò – Oddio! E adesso che succederà? Come ho potuto fare una stronzata simile?... E se lo dice ai nonni e poi loro ai miei? No, no, se succede una cosa simile, mi ammazzo. Adesso sai cosa faccio? Mi alzo e scendo subito di sotto e se per caso mi dice qualcosa nego tutto, gli dico che se l’è sognato, magari quando si sveglia e non mi trova si convince da solo che è stato così… speriamo”.
Con in testa questi pensieri, Gianni si alzò piano dal letto; prese la sua maglietta e, con le scarpe in mano, uscì dalla camera e scese in cucina ad aspettare che Danilo si svegliasse. Intanto, seduto su una poltrona, continuava a rimuginare su quali scuse usare per negare tutto o, in alternativa, in che modo mettere in pratica la sua intenzione di suicidarsi.

Dopo un po’, nella sua mente riaffiorarono i ricordi del periodo trascorso qui dai nonni l’estate precedente. Passò parecchio tempo con Giuliano, un ragazzo che abitava poco distante, che diventò subito suo amico. Fu grande la delusione quando quest’anno al suo arrivo Gianni seppe che era andato dai nonni a Vicenza; si può dire che la possibilità di rivederlo era il motivo che più di tutti lo aveva spinto a venire qua. Giuliano aveva un anno di più e trovandosi nel suo ambiente aveva subito assunto il ruolo di leader. Gianni lo seguiva volentieri perché gli faceva scoprire posti e luoghi che da solo non avrebbe potuto conoscere. Così quasi ogni giorno se ne andavano in giro nei dintorni, a piedi o in bicicletta. Giuliano aveva la sua bici e Gianni usava quella di nonno Alceste, che ormai per spostarsi utilizzava quasi esclusivamente la sua Fiat 127.
Un pomeriggio, mentre erano arrampicati su un albero a mangiare albicocche nel podere dei suoi genitori, Giuliano propose: «Gianni, ti va se oggi andiamo a visitare le terme?»
«Le terme?... e cosa sono?» rispose questi stupito.
«Le terme sono un posto dove la gente va a fare i bagni»
«Ah, bene, e possiamo farcelo anche noi?»
A Giuliano venne da ridere, poi rispose: «Nooo, ci andavano gli antichi romani, ora sono solo dei ruderi, dicono tutti che è un bel posto, addirittura magico, dice qualcuno, ma io non ci sono mai stato e mi piaceva andarci con te. È un po’ lontano ma dobbiamo arrivarci a piedi, perché bisogna passare per un sentiero ripido in mezzo ai rovi e con le bicilette non è possibile»
«Ma tu perché ci vuoi andare?»
«Perché è l’unico posto qua vicino che non conosco e un compagno di classe mi ha detto che non ci sono mai andato perché sono un fifone»
«Ma è pericoloso?»
«No, macché, solo che è isolato e fa un po’ paura, non ho mai trovato con chi andarci e allora volevo farlo con te»
«Va bene, allora andiamoci. Quanto ci vuole?»
«Con un’ora, un’ora e mezza, possiamo andare e tornare. È ancora presto, se ci muoviamo subito ce la facciamo a tornare qua prima di sera»
Così s’incamminarono e dopo circa mezzora arrivarono a un casale che si trovava proprio vicino all’imbocco del sentiero che portava alle antiche terme; fungeva da spaccio alimentare e rivendita di materiali per l’agricoltura e c’era anche un piccolo bar. Visto che Gianni aveva un po’ di monete in tasca, ordinarono una gazzosa in due, poi chiesero al proprietario del bar quanto ci voleva per arrivare su alle terme e questi rispose che ce l’avrebbero fatta con dieci minuti al massimo. Aggiunse pure che anche quest’anno aveva fatto tagliare i rovi che ostruivano il passaggio, così i turisti salivano più volentieri e lui avrebbe guadagnato di più quando al ritorno si sarebbero fermati al bar tutti assetati.
Impiegarono meno di dieci minuti per raggiungere il sito archeologico; durante il tragitto incontrarono tre adulti allegri e sorridenti che tornavano giù. Salutarono con un accento che faceva capire trattarsi di turisti stranieri.
Bisogna dire che le rovine non riscossero grande attenzione da parte dei due ragazzi, che invece si arrampicarono subito su un muro per ammirare il panorama mozzafiato che si presentò loro davanti: si riusciva a vedere per intero il lago vulcanico sottostante, il paese vicino e anche gli altri due che si affacciavano sullo stesso lago.
Da sopra al muro Giuliano era riuscito a farsi un’idea di com’era fatto il posto e quando scesero, con fare circospetto, invitò Gianni a seguirlo. Andarono a mettersi dietro a una parete che li nascondeva alla vista di altri eventuali visitatori che potessero arrivare ma che loro avrebbero potuto sentire; poi Giuliano chiese: «Dì un po’, ma tu ti tocchi già o ancora non l’hai mai fatto?». Gianni rimase interdetto a guardarlo, non avendo capito cosa volesse intendere. Poi indicando il basso ventre dell’amico aggiunse: «Volevo dire se ti tocchi il pisello per fartelo venire duro e farti una sega, io ho scoperto questa cosa già dall’anno scorso». Gianni era diventato paonazzo dalla vergogna perché adesso aveva capito cosa intendeva Giuliano. Non avevano mai parlato di certe cose perciò si sentiva in imbarazzo. Per non fare la figura dell’ingenuo, annuendo con la testa ammise: «Ah sì, qualche volta lo faccio anch’io»
«Fino a farti uscire la crema?»
«La crema? Quale crema?»
«Sì, la crema! All’inizio non lo sapevo nemmeno io che poteva succedere, poi una volta che stavo spiando Rodolfo, il contadino che sta vicino a noi, mentre faceva pipì, mi sono strofinato su e giù velocemente il pisello e a un certo punto ho provato un forte piacere; così forte che mi si sono piegate le gambe e poi mi sono accorto che mi si era bagnata la mano. Ho creduto che fosse uscita della pipì, ma guardando meglio ho visto che invece era una specie di crema un po’ liquida e bianca. A te non è mai successo?»
«No, mai… quando lo faccio, all’inizio mi piace ma poi il pisello comincia a farmi male e devo smettere»
«Sì, anche per me prima era così, ma quella volta è stato diverso e ho provato un grande piacere, e adesso ogni volta è così. Ti va di farlo insieme ora?»
A questo punto l’imbarazzo aveva lasciato il posto alla curiosità, perciò Gianni annuì e allora l’amico si sbottonò subito i pantaloncini di tela, tirò giù la lampo e se li calò insieme alle mutande. Mentre Gianni faceva lo stesso, non poté fare a meno di notare che Giuliano aveva una cosa che lui non aveva: i peli pubici. Anche l’altro guardando l’amico notò questa differenza, e cominciando a masturbarsi disse: «Hai visto? A me sono già spuntati i peli ma vedrai che presto ti spuntano pure a te». Gianni si rincuorò e iniziò ad imitare le mosse dell’altro, che man mano faceva scorrere le dita sempre più velocemente. Notò pure che aveva un membro un po’ più grande, però pensò che presto anche il suo sarebbe diventato così. A un certo punto Giuliano esclamò: «Ecco, ci sono! Sto per sborrare, dai Gia’, fallo anche tu» e così dicendo schizzò per terra quel liquido biancastro di cui parlava prima. Allora Gianni aumentò il ritmo della sua masturbazione e dopo qualche secondo si sentì invadere da uno strano e piacevole brivido, ed ebbe quasi un mancamento; quindi senza rendersene conto eiaculò anche lui per la prima volta. Giuliano esultò dicendo: «E vai! Hai visto che ci sei riuscito anche tu? Non è stato fantastico?».
Gianni era confuso, stupito, non riusciva a capire cosa fosse successo, però la sensazione che aveva provato, di sicuro gli era piaciuta molto. Giuliano tirò fuori dalla tasca dei pantaloncini un pacchetto di fazzolettini di carta, ne porse uno all’amico dicendogli: «Prendi, pulisciti». Fu in quel momento che Gianni si accorse di avere del liquido biancastro tra le dita e sul glande che era rimasto scoperto, così si pulì anch’egli.
Dopo essersi ricomposti Giuliano disse: «È stato bello, vero? Io non l’avevo mai fatto insieme a un altro e tu hai pure sborrato per la prima volta. Mi sa che questo posto è davvero magico»
«Sì, è piaciuto tanto anche a me» concordò Gianni.
Si apprestarono a tornare indietro e ripercorsero il sentiero di prima in silenzio; capirono di essere quasi arrivati al bar in cui si erano fermati in precedenza perché gli arrivò il suono di una canzone che conoscevano bene entrambi, la si sentiva ovunque quell’estate, alla radio e nei juke-box, infatti ce n’era uno fuori dal bar; quella canzone col ritornello che ripeteva incessantemente: “Oh-oh-oh, oh-oh-oh - Oh-oh-oh, oh-oh-oh - Oh-oh-oh, oh-oh-oh… You take my self, you take my self-control…”
C’erano dei ragazzi più grandi vicino al juke-box; appena loro due passarono uno li apostrofò: «Hei, ragazzini, cosa siete andati a fare lassù?» e tutti scoppiarono a ridere. Giuliano disse a Gianni sottovoce: «Ignorali, continua a camminare e non ti voltare».

Il ricordare quell’episodio non mancò di provocargli una certa eccitazione; ripensare all’amico che gli si masturbava davanti, fece sì che il suo pisello gli diventò sempre più duro, finché quasi inconsciamente tirò giù la lampo dei suoi calzoncini, infilò le dita nella fessura delle mutande e se lo cacciò fuori come faceva sempre quando doveva pisciare.
Cominciò a masturbarsi incosciente del fatto che Danilo poteva scendere da un momento all’altro e sorprenderlo in quel frangente.
Infatti per poco non fu così; solo perché l’uomo decise di non interromperlo, quando iniziando a scendere le scale vide quella scena. Si fermò a guardarlo di nascosto e aspettò che finisse. Gianni eiaculò nella sua mano, andò a lavarsela al lavandino, quindi si ricompose e si sedette di nuovo in poltrona. Poco dopo sentì Danilo che diceva: «Gianni, sei di sotto? Vado un attimo in bagno e poi scendo anch’io»
«Sì, sono qua» rispose il ragazzo.
Dopo un po’, mentre scendeva le scale Danilo disse: «Dai Gianni, prendi le carte. Sono nell’ultimo cassetto della credenza in basso a sinistra» e andò dritto ad aprire il frigorifero.
«Per prima cosa ci beviamo una birretta, ti va?» chiese Danilo.
«Non hai qualcos’altro?» domandò il ragazzo mentre cercava nel cassetto che gli era stato indicato.
«Vediamo: c’è un po’ di vino, l’acqua e aspetta… eccola, ho anche questa!» esclamò l’uomo.
«Trovate!» esclamò il ragazzo voltandosi con in mano il mazzo di carte.
Vide Danilo che gli stava mostrando una lattina di coca cola.
«A me non fa impazzire ma so che ai ragazzi piace tanto» disse l’uomo.
«Sì, mi piace, bevo quella» rispose Gianni.
Si sedettero al tavolo della cucina; Danilo beveva direttamente dalla bottiglietta e Gianni dalla lattina.
«Allora dai, a cosa sai giocare?»
«Veramente conosco solo la scopa»
«Va benissimo, però non arrabbiarti se non ti faccio prendere neanche una carta, a questo gioco sono fortissimo» disse Danilo vantandosi bonariamente, e quindi diede le carte. In tavola uscì subito il settebello e il giovane se lo prese lesto con un altro sette.
«Ah! cominciamo bene! » commentò l’uomo.
In realtà avvenne esattamente il contrario di quanto aveva previsto, perché in quell’occasione Gianni si dimostrò particolarmente bravo e fortunato, tant’è che a un certo punto Danilo con tono ironico commentò: «Caspita, non immaginavo che alla tua età fossi già così bravo a ”scopare”» e si mise a ridere.
Il ragazzo aveva capito la battuta e provò un certo imbarazzo, ma rise anche lui.
Allora Danilo continuò: «Eh Gianni, scusa se ti faccio una domanda un po’ indiscreta, ma hai già avuto qualche esperienza con una ragazza? Che so, una fidanzata, un’amica, una compagna di scuola, una cugina… niente?»
«No, niente. Ma non mi va di parlare di queste cose, mi sento in imbarazzo» e infatti era diventato tutto rosso in volto. A dire il vero lo spaventava a morte l’eventualità che l’uomo cogliesse lo spunto per parlare di quando Gianni poco prima gli aveva toccato l’uccello mentre facevano il riposino pomeridiano. Fino a quel momento gli era sembrato che non si fosse accorto di niente ma ora cominciava a dubitarne.
«Hai ragione, scusami, non volevo metterti a disagio… è che mi pare che a voi giovani invece piace parlare di sesso con gli adulti, per saperne di più o per vantarvi. A me con alcuni ragazzi è capitato, ma a pensarci bene erano più grandicelli e quindi più scafati. Perdonami, non parliamone più. Che ne pensi se ce ne andiamo giù al lago? Io non ne ho voglia ma tu se vuoi, puoi farti il bagno»
«Sì, mi va, però devo andare a prendermi il costume»
«Ma no, non ce n’è bisogno, te lo fai in mutande, lo fanno in tanti… dai su, ti porto a una caletta qua vicino, in pochi minuti siamo là»
«D’accordo».

(Continua… - La seconda parte è già disponibile sul mio profilo)
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